Sommario:

Terry Riley
    • www.benozzogozzoli.it
    • Logo del sito Strade del Sagrantino
    • Logo del consorzio di Montefalco
    • Centro Nazionale Vini Passiti


    Terry Riley
    Terry RileyCompositore californiano, 70 anni brillantemente portati, è universalmente riconosciuto come il padre del “minimalismo”. Una delle sue prime composizioni, “In C”, eseguita per la prima volta 40 anni orsono, diede di fatto vita ad una nuova forma musicale costruita su una serie di schemi ripetitivi che si intersecano tra loro, da cui è nata la definizione che da allora cerca di descrivere la composizione così concepita. Il suo lavoro seminale di quegli anni ha influenzato in maniera determinante la formazione di alcuni dei più significativi compositori contemporanei come Philip Glass, Steve Reich, Michael Nyman; nondimeno ha stimolato l’evoluzione musicale nel rock dei tardi anni ’60, dalla scuola di Canterbury (Soft Machine, ecc.) al fenomeno tutto tedesco del “krautrock” (Can, Faust, Popol Vuh,ecc.), fino agli Who che a lui dedicarono uno dei loro brani più rappresentativi, “Baba O’Riley”, segnando in maniera indelebile l’inizio del nuovo decennio, ed ancora oggi la sua lezione rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per coloro che compongono musica elettronica e più in generale musica “ambient”.

    Negli anni ’70 Riley si avvicinò con convinzione agli studi vocali del maestro indiano di “raga” Pandit Pran Nath accompagnandosi a lui frequentemente fino alla sua morte, avvenuta nel 1996: questo contatto approfondito ha reso possibile, più di altre esperienze di contaminazione avvenute in quegli anni, spesso superficiali o forzate, la graduale conoscenza nel mondo occidentale di modi e forme musicali “altre”, a partire dalle tecniche di “canto armonico” così distanti dall’uso tradizionale della voce.
    Negli stessi anni Riley ha iniziato in California una delle collaborazioni più fortunate e durature della sua carriera, quella con il Kronos Quartet, per il quale ha composto fino ai giorni nostri una ventina di opere per Archi di grandissimo e riconosciuto valore.

    Guardando agli ultimi 25 anni questo compositore, longevo ed instancabile come pochi altri, ha prodotto innumerevoli altre opere per Orchestra, per Coro, per Fiati ed ancora per Archi, nonché colonne sonore per cinema, teatro e danza, dimostrando una duttilità ed una ecletticità poco comuni a coloro che riduttivamente ancora oggi vengono definiti “minimalisti”. Ma, Riley ha dalla sua anche una capacità interpretativa non comune a tutti i compositori: lo dimostrano le frequenti sortite in concerto del nostro con l’Ensemble Khayal e la Vigil Band, di cui è stato leader ed autore in tempi diversi, con l’All-Stars Quartet che lo accompagna periodicamente in escursioni di tipo jazzistico, con virtuosi di varia estrazione (il contrabbassista Stefano Scodanibbio, il sitarista Krishna Batt, il sassofonista George Brooks, la vocalist Amelia Cuni) assieme ai quali ha dato e dà vita a memorabili esibizioni in duo. Ed ancora di più lo dimostrano le uscite in veste di concertista solitario al piano o alla tastiera, ruolo al quale si è prestato sempre più spesso negli ultimi anni. Quest’ultima sua “reincarnazione” artistica ed in generale il livello sostanzialmente alto della sua scrittura nel tempo ha portato più di un critico a considerarlo uno dei più grandi compositori viventi, se non, come ha scritto recentemente un giornalista russo “…il più grande compositore pianista dai tempi di Prokofieff !”.